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Spesso si utilizzano questi due termini come se fossero sinonimi, ma in realtà indicano due condizioni molto diverse tra di loro.

Quando si parla di “difficoltà” si intende una fragilità transitoria rispetto ad un apprendimento che solitamente rientra in tempi brevi, talvolta in maniera spontanea, o, in altri casi, si risolve tramite un breve ciclo di trattamento riabilitativo (che funge da “spinta”).

Un “disturbo”, al contrario, è una condizione presente per tutto l’arco di vita di una persona, che può essere compensata parzialmente tramite ripetuti cicli di trattamento, ma non sparisce mai del tutto.

La maggior parte delle consulenze che ci vengono richieste riguardano presunti disturbi degli apprendimenti (DSA) o del linguaggio. Un ambito altrettanto importante su cui voglio fornirvi qualche indicazione è quello della scrittura, e delle abilità grafo-motorie in generale, che spesso non vengono prese in considerazione. In genere, infatti, si tende a pensare che una brutta grafia sia dovuta ad eccessiva fretta e svogliatezza, e che una cattiva prensione (come viene impugnata la matita) in bambini piccoli si modificherà spontaneamente con la crescita.

 

 

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